pubblico convegno agricoltura sinergica alba 4 marzo 2016Eccoci dunque a fare un resoconto dell’evento del 4 Marzo che ha visto Antonio de Falco, presidente della libera scuola di Agricoltura Sinergica Emilia Hazelip e Luciano Mastroleo, facilitatore della scuola e conduttore dell’orto sinergico Ortocampo di Gassino Torinese (uno dei più antichi d’Italia) relatori del convegno, tenutosi ad Alba, per la presentazione del libro sull’agricoltura sinergica.
Devo innanzitutto dire che siamo rimasti piacevolmente sorpresi dal pubblico numeroso, più di un centinaio di persone hanno partecipato e, per di più, non volava una mosca in sala durante le relazioni di De Falco e di Mastroleo, e questo la dice lunga sull’interesse per l’argomento.

Luciano ha raccontato la sua esperienza con l’agricoltura sinergica che lo vede soprattutto impegnato nella gestione dell’orto dal punto di vista del sociale, Ortocampo infatti svolge contestualmente la funzione di Orto per l’approvigionamento di frutta e verdura per la Comunità Alloggio per disabili psichici a Castiglione Torinese e Campo per le attività con gli ospiti della comunità oltre ad eventi e feste che vengono lì organizzate.

Luciano ha sottolineato più volte la sua testimonianza nel riscontrare assenza di malattie e parassiti nel suo orto. Ovviamente all’inizio c’erano, ma poi, con il tempo, l’orto ha trovato un suo equilibrio, questo non vuol dire che non esistano, ma che se compaiono vengono prontamente riequilibrati da insetti, batteri, microorganismi antagonisti o dalle stesse difese immunitarie delle piante.
C’è anche una grande differenza nella texture del terreno tra i bancali più vecchi, quelli di 10 anni e quelli più recenti, nei primi si può affondare la mano fino a venti-trenta centimetri con facilità, essendoci un humus soffice, mentre quelli più recenti sono ancora un po’ compatti. Stessa differenza si nota tra le piante da frutta trapiantate da vivai e quelle nate da seme, le seconde, potendo mantenere il fittone intatto sono molto più robuste e crescono notevolmente, le altre, poverette, è come se fossero state amputate e sono ferite gravi che si portano dietro per tutta la vita e che quindi influisce sulla la crescita.

De Falco ha raccontato come è entrato in contatto con Emilia e di come lui e altri allievi di Emilia hanno portato avanti l’idea di fondare la scuola nonostante la terribile perdita della loro guida e punto di riferimento. Non sto a indicarvi nel dettaglio il racconto, per questo vi rimando al libro oppure a questi video interessanti http://www.macrolibrarsi.it/autori/_antonio-de-falco.php

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Quello però che credo sia importante riportare sono alcuni argomenti usciti con le domande del pubblico su cui inviterei alla riflessione e perciò sono benvenuti commenti e pensieri in merito.


PACCIAMATURA: come, cosa, quanta?

L’importante è che il terreno sia coperto, in natura non esiste terreno nudo.
PAGLIA: è quella più utilizzata per la sua duttilità e facilità di reperimento, con le sue pagliuzze raccoglie ed incanala l’acqua piovana evitando il dilavamento. La quantità varia a seconda delle stagioni, dovrebbe essercene a sufficienza per coprire il suolo, perché la terra nuda non si veda. Durante la semina si può tranquillamente spostare e poi rimettere a posto. Se si è all’inizio della primavera e lo strato non è stato abbastanza “digerito” dall’inverno, si può diradarla un poco per far penetrare i raggi del sole sul terreno seminato, più a vanti è meglio lasciarla per mantenere umidità.
FOGLIE: meglio sempre usare un mix, in modo che, se ci sono foglie con componenti chimici aggressivi questi vengano “diluiti” dalla presenza di altre specie meno aggressive. Meglio evitare le conifere, utilizzarle solo per le fragole e tutte le piante acidofile.
SEGARTUA: meglio lasciarla per circa un anno nei camminamenti, in modo che vengano decomposti e resi meno pericolosi i tannini del legno, quando è diventata scura la si può mettere sui bancali
LANA: si può utilizzare con spessori non troppo elevati
GIORNALI: Emilia diceva, piuttosto di lasciare il terreno nudo mettete dei giornali tagliuzzati se non avete neint’altro

INFESTANTI: come gestirle?

Le infestanti vanno gestite tagliandole nel momento in cui tendano a soffocare la pianta coltivata, ma non vanno estirpate esse infatti mantengono l’umidità vicino alle radici e facilitano la proliferazioni di microorganismi vari che svolgono attività diverse favorendo la presenza di più tipologie di minerali disponibili per tutte le piante e quindi impoverendo meno il terreno, cosa che accadrebbe se nel terreno ci fosse una sola tipologia di pianta che tende a sviluppare solo alcuni tipi di microorganismi e micorrize che “consumano” solo alcuni tipi di minerali.

OMBRA nell’orto

le piante da frutto sono indispensabili per mantenere una certa umidità del terreno e ridurre il dilavamento, proteggono le piante annuali dal sole troppo forte in estate.

Che fine hanno fatto alcuni orti sinergici nel tempo?

Molti orti sono nati dalla volontà di singole persone e a queste sono strettamente legati, perciò può capitare che orti un tempo punto di riferimento spariscano perché chi li ha creati si è spostato altrove. Ciò però non significa che siano stati abbandonati perché l’Agricoltura Sinergica non funziona, ma proprio perché gestiti da persone che poi si sono dovute spostare e nessuno le ha sostituite. Anche perché esistono esempi di una certa età ancora in funzione e nel pieno della maturità, come per esempio Ortocampo o gli orti della Tabacca a Genova e molti altri in giro. Perché non facciamo un censimento? Chiunque abbia conoscenza dell’esistenza di un orto sinergico lo può segnalare inviando un messaggio al gruppo su FB Gruppo Operativo Agricoltura Sinergica o sul gruppo il Bosco delle Galline Volanti o inviandoci una Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., stiamo infatti organizzando un gruppo di lavoro, una rete tra aziende che coltivano i propri prodotti con le tecniche agronomiche dell’agricoltura sinergica ed enti di ricerca, per approfondire, dal punto di vista scientifico, i principi su cui l’agricoltura sinergica si basa.
Tale collaborazione potrebbe concretizzarsi nella partecipazione, come gruppo, a bandi nazionali ed internazionali che finanzierebbero le ricerche proposte.